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Testimonianze di un genitore adottivo

Gerardo Barbieri

Genitore adottivo di una ragazza che oggi ha 26 anni, abbandonata alla nascita. uno dei primi genitori che ha affiancato il movimento di opinione per la modificazione della legge attuale, movimento dal quale si è allontanato per divergenze di opinione. Agente di Polizia Locale in un Comune dell'Hinterland torinese, sino a poco fa adibito a mansioni operative di Pronto Intervento, alle soglie della pensione. disposto a raccontare la sua esperienza di genitore adottivo e all'ascolto di chiunque voglia parlare delle relative problematiche.

Contatti 

gerardo-barbieri2@libero.it

Amante della montagna, in gioventu' alpinista

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Io mi chiamo Barbieri Gerardo,

Non importa da dove io arrivi, quali idee abbia, cosa faccia nella mia vita.

Nadia mi ha chiesto di raccontare quella che è stata la mia esperienza sull'adozione, e cerchero' in queste poche righe di raccontare il trascorso di quasi una intera vita.

Nel 1977 mi sposai. Nel 1980 la sentenza dei medici fu senza appello: noi non potevamo avere bambini. Non staro' qui a contare cio' che significa una notizia del genere. Per quanto uno possa essere empatico, purtroppo  solo chi lo prova puo' comprenderlo. E nemmeno a pieno, perchè ognuno reagisce alla stessa notizia a suo modo.Io ho compreso davvero cosa significa perdere un genitore quando è morto mio padre, prima potevo solo immaginarlo.

Posso dire che una notizia del genere stravolge tutto cio' che tu intendevi come futuro. Il futuro che tu avevi immaginato ti si straccia davanti agli occhi, allo stesso modo di quando il candidato sceglie il pacco sbagliato nella trasmissione “fatti vostri”... paff....

Ci vollero anni perchè noi maturassimo l'idea dell'adozione. Difatti l'adozione di mia figlia fu nel 1991.

Ricordo quando vidi mia figlia la prima volta, in una casa-famiglia. In braccio ad una educatrice. E fu allora che io feci un giuramento, e cioe' quello che qualunque difficolta' mi si presentasse avanti, avrei sempre tutelato ed aiutato quella creaturina, che non le avrei mai voltato le spalle. E io sono uno che i giuramenti li mantiene.

Il nostro destino ci segna in modo indelebile. Cosi' segno' anche mia figlia, che non sopporto' mai l'idea di essere stata non riconosciuta alla nascita, lo manifesto' in mille e piu' modi, ma sopratutto con un carattere molto ribelle, molto egocentrico.

A sedici anni mia figlia decise di andare a stare presso un ragazzo di cui si era innamorata. Io andai dagli assistenti sociali per dire cio' che stava succedendo, sentendomi candidamente rispondere che a sedici anni poteva anche decidere da chi stare, e che al massimo avrebbe potuto essere affidata ad una casa-famiglia. Il mio “onore “ sarebbe stato salvato, ma avrei rovinato molto probabilmente il suo futuro, avrebbe potuto sbandarsi, o altro.

Ed allora mantenni il giuramento: contro la volonta' di tutta la famiglia e contro tutto il mondo dei falsi moralismi, non ruppi con mia figlia, e mantenni i contatti, nonostante tutta la sofferenza e tutto il dispiacere che io provavo. Ma mantenni il giuramento. Mia figlia divento' alla fine madre, dandoci una nipotina. Poi si lascio' con il padre di sua figlia. Attualmente convive con un nuovo compagno. Ma io e mia moglie siamo sempre stati un porto sicuro per lei e per mia nipote.

Questo ha significato per me l'adozione. Una scuola di vita.

Mi fanno ridere tutti quelli che seguono i luoghi comuni. Si dividono in fautori del “il figlio adottivo dovrebbe essere riconoscente” che fanno da contrappeso ai fautori del “i genitori adottivi cosa vogliono? Devono solo ringraziare di aver avuto un figlio adottivo, devono aiutare il figlio nella sua ricerca, devono...” devono...devono...devono....

La verita' è che ogni storia è a se, ogni vicenda è unica, non esiste nessuna regola generale. Per cui i Soloni di entrambe le fazioni si mettano l'anima in pace. Ed evitino moralismi spiccioli e facili ricette, non esistono facili ricette: l'essere umano è troppo complesso.

Buona vita a tutti.

Gerardo Barbieri